PSICO GINECOLOGIA

IL SIGNIFICATO E LA FUNZIONE DEL PARTO
tra neuroscienze, psicologia ed educazione


Nella società moderna, temporale e materialista, si tende edonisticamente ad esaltare il piacere e si assiste, al contrario, ad una specie di dichiarazione di guerra al dolore, visto come elemento negativo e privo di significato. Questo implica una vita staccata dal ciclo naturale e il dialogo con la natura è, di conseguenza, sostituito dalla delega al benessere ad uno specialista.

Una particolare riflessione merita il dolore del parto.
Nella donna che partorisce naturalmente c'è un intenso coinvolgimento emotivo ed una irrompente corporeità, che trasuda di femminilità, in cui si antepone il sentire al pensare e c'è la massima intensità nel rapporto madre-bambino che è presupposto di una buona separazione dalla vita intra uterina a quella extra uterina. Durante il parto, nel quale il dialogo fra madre e bambino è più esplicito e  reciproco, avviene la prima importante forma di “accoglienza” e nulla dovrebbe interferire determinando una sospensione, anche momentanea, di questo legame.
Sappiamo ormai molto bene che la nascita rappresenta per il neonato un importante momento di imprinting è ciò che avviene in quella particolare fase si ripercuote nella sua vita futura e potrebbe essere in grado di incidere sul funzionamento delle sue strutture intrapsichiche. Da come si sviluppa questa fase egli sente se è in contatto, in comunicazione e in sintonia con la propria madre e la negazione, anche parziale, della funzione materna, è come un “no” inibente allo sviluppo del suo io.
Su questa base il contatto col nuovo mondo può diventare fonte di stress inteso come difficoltà di adattamento.

La  psiconeuroimmunoendocrinologia ci insegna come fattori endocrini, immunologici e neuropsicologici presentano meccanismi di funzionamento che hanno tra loro numerose interconnessioni: il parto, grazie al dolore, è caratterizzato da una vera e propria “tempesta ormonale”, in cui l'organismo del bambino viene inondato di ormoni che ne consentono l'adattamento all'ambiente extrauterino. Il dolore ha la funzione, perciò, di attivatore del sistema neuroendocrino del neonato.
Il parto è una irruzione vitale e la donna sperimenta una scissione tra il suo naturale modello interiore della nascita e quello sociale proposto. Questo può facilmente creare senso di inadeguatezza, di confusione, di disorientamento nel suo essere donna e madre. Ma non bisogna dimenticare che partorire è ancora presente nelle profondità di ogni donna.
E' allora necessario re-imparare la ritmicità, la motivazione profonda, lo scorrere e il fluire delle sensazioni.
Non mi soffermerò su come affrontare il dolore del parto perché questo implicherebbe aprire un  ulteriore capitolo. Vorrei comunque sottolineare che la particolarità del dolore del parto è la ritmicità e proprio questo ritmo produce, se lasciato scorrere in modo naturale, una forte stimolazione alla produzione delle endorfine, che sono oppioidi endogeni simili alla morfina, concentrati nella parte antica del cervello, deputata agli affetti e alla creatività. Esse inibiscono il dolore e creano una sensazione di gratificazione, di piacere, di espansione, di espressione e sono determinanti nel primo legame madre-bambino. Il livello di endorfine prodotte consentirà alla mamma di accogliere con gioia il piccolo, costituendo il terreno più adatto per un premuroso incontro tra i due viaggiatori.

Il dolore durante il parto è diverso da qualsiasi altro tipo di dolore, è finalizzato, vivo. E' un viaggio di una profondità unica dove si possono incontrare le proprie paure e i propri limiti, dove si rivelano istinti nascosti, competenze e risorse insospettate. Affrontare il dolore crea angoscia e paura, ma affrontarlo, contenerlo e superarlo  attivamente determina forza, potere, crescita e può portare oltre i limiti dell'esperienza dando maggiore conoscenza all'essenza della vita e alle nostre possibilità. Per la donna significa anche assumersi nuove responsabilità e anche in questo sta il senso di trasformazione da donna a madre. La donna che partorisce è la vera protagonista della più grand delle esperienze umane e proprio attraverso il dolore ha la possibilità di incontrare fino in fondo se stessa, di conoscere meglio il proprio corpo e le proprie possibilità e, soprattutto, le proprie risorse a lei stessa fino a quel momento sconosciute. Risorse che l'accompagneranno tutta la vita e che le daranno forza e stima nei momenti difficili.
“Partorire è l'equivalente psichico di divenire se stesse” (Clarissa Pinkola Estés)

 

Gian Piero Pedretti