PSICO E ARTE

LA REALTA’ COME ESPERIENZA EMOTIVA E L'ESPRESSIONISMO

(Entrare nelle emozioni e riemergere con il loro messaggio)

Si tratta di una riflessione relativa alla corrente artistica che ritengo più di altre abbia dato volto alla psiche moderna: l’espressionismo.

 

L’elemento cardine delle neuroscienze è la congiunzione psicologia-fisiologia che può essere considerata il ponte per un successivo sviluppo nella psicoterapia moderna, in particolare a quella che integra corpo e mente, come quella biosistemica.

I rilevanti studi sulla comunicazione mente-corpo hanno evidenziato come tutto ruoti e viva attorno alla indivisibilità dell’essere.

Brucke, ponte in tedesco, è la nascita dell’espressionismo nel quale si cerca di mettere a nudo l’anima e l’interiorità dei personaggi, i quali appaiono un tutt’uno con l’ambiente naturale e riflettono l’armonia o la disarmonia che vi è con esso.

 

Il corpo è il teatro della mente, è ricco di significati  e come avviene nelle arti espressioniste, che lo caricano appunto di significato e attraverso esso si esprimono, la biosistemica, terapia centrata sul corpo, parte da esso per poi iniziare la trasformazione.

 

L’espressionismo indica un’arte che manifesta in forma visibile la vita interiore degli uomini e che ne esprime gli aspetti nascosti, il lato intimo, quasi cosmico.

Non si limita a raffigurare la forme visibili.

“Bisogna prendere il processo emotivo come un ponte…l’emozione può dare forma, vibrazione e qualità tonale, quasi come un colore, ai nostri gesti, respiri, suoni” ( Boadella, Liss ).

 

Si osserva nelle figure espressioniste, siano esse pittoriche, scultoree o cinematografiche, un forte impulso alla “liberazione”, una protensione in avanti non inibita dalle convenzioni.

C’è nella psicoterapia biosistemica la convinzione di partire dal corpo, senza inibizioni, per liberare l’individuo.

Arte e vita nell’espressionismo si trasformano in una sintesi di sensuale armonia e l’esistenza umana in questo percorso trova il proprio universo.

Si tratta quindi del passaggio ad un altro livello e l’artista in questo caso, come il terapeuta biosistemico, cerca di favorire il fluire di questo processo, che potremmo quasi definire, per usare un termine caro alla psicologia, transmodale.

Questo significa ricostruire l’unità emozionale, ricreare il sentiero per l’attività sensoriale.

 

Quando il paziente ci racconta il suo vissuto proviamo a pensare ai paesaggi di Van Gogh ( che definirei più espressionista che impressionista ), di Kirchner o di Heckel. Non si tratta forse della espressione di una emozione interiore?

Pensiamo anche a come l’emozione interiore venga trasmessa dall’energia luminosa dell’immagine, sensibilmente accentuata in questi artisti e a questo proposito penserei su tutti a Klimt.

Uomo e natura, i due principali temi del primo periodo dell’espressionismo, cioè nudo e paesaggio pervengono ad una sintesi, ad un perfetto equilibrio.

Il colore e la forma si fondono in modo tale che la figura umana sembra diventare parte integrante della natura. Quel tutt’uno corpo-mente-ambiente che viene sintetizzato da Liss come ecologia del vivere.

Qualcuno può pensare che per gli espressionisti quel libero lavorare in mezzo alla natura significasse fuga dalla realtà sociale, che peraltro non era da loro condivisa e anzi sensibilmente criticata (e questo li differenziava principalmente dai futuristi italiani), ma è lo stesso Kandisnskij che ci spiega di “essere alla ricerca di forme artistiche in grado di rivelare la forza di penetrazione delle esperienze raccolte, depurate di ogni elemento superfluo, per potere esprimere con vigore quello che è essenziale“.

Franz Marc intensifica la percezione del ritmo organico avvicinandolo alla natura e giungendo ad affermare di cercare una “simpatia“ panteista con “le vibrazioni e il flusso sanguigno della natura, negli alberi, negli animali, nell’aria“.

Questa natura poeticizzata è concepita come opposizione alla città in quanto l’individuo, fuori dalla metropoli e inserito in ambiente naturale, può essere più facilmente se stesso.

La cura per l’uomo, in particolare per i primi espressionisti, è ripartire da se stessi, è imparare a conoscersi.

La connessione uomo, natura, cosmo si identifica col concetto dell’indivisibilità dell’essere e in questo aspetto fondamentale ritengo stia il legame fra espressionismo e psicoterapia biosistemica.

Quando la discrepanza fra questi livelli comincia ad essere presente è facile che ne derivino disturbi psicosomatici. In pratica se il corpo non partecipa integralmente alla vita viene a mancare la giusta dimensione.

Ciò è chiaro nel cinema espressionista, e mi riferisco principalmente a “Nosferatu” e a “Il gabinetto del dottor Caligari”, in cui si osserva come il timore abbia sul corpo un effetto paralizzante, come il demoniaco distrugga l’illusione e riduca l’individuo al livello della sua disperazione, fino alla demolizione della personalità, che porta a un impulso irrefrenabile e distruttivo.

Questa dissociazione io-corpo-natura sarà poi presente successivamente in altri capolavori, come “ il dr Jekyll e Mr Hyde“ o “Uomini e topi“ di John Steinbeck.

 

L’urlo di Munch e le figure di Grosz, Burra, Dix e Beckman ci raccontano di corpi che sprigionano e rendono visibile i loro stati d’animo, le loro sofferenze come le loro arroganze.

Corpo dunque che si esprime e corpo punto di partenza per la cura.

Pittore che dipinge ciò che percepisce con i sensi e terapeuta che “riabilita“ i sensi del paziente.

 

Beckmann in Tanz in Baden Baden (Ballo a Baden Baden) mostra una folla di persone eleganti mentre danzano senza guardarsi e come marionette sono rigidi e immobili, costretti entro lo spazio pittorico, legati fra loro dall’avidità.

Quindi l’avidità rappresentata con corpi rigidi, inarticolati.

Le figure, che hanno spesso teste grandi e mani piccole, trasmettono il senso di una tensione che non conosce sollievo, comunicano angoscia, sembrano isolate dal mondo circostante. Si tratta spesso di donne ammalate, tristi, stanche, con volti profondamente cerchiati e che sembrano evidenziare e presagire un destino drammatico e apocalittico.

 

Perfino l’autoritratto, molto comune fra gli espressionisti, non tende a lusingare il sé, non ha nulla di bello e di narcisistico, ma cerca invece di rivelare il proprio io.
Per Munch, l’autoritratto è uno strumento ideale di autosservazione, di analisi introspettiva.

Si vede come le ombre intense scavate attorno al soggetto vogliono fare emergere qualcosa di interiore e sottolineare una tensione emozionale.

Catturare l’anima per poi farla fluire, come avviene in biosistemica, in cui si lavora per fare emergere  il linguaggio interiore allo scopo di raggiungere la salute psico-fisica liberando il vissuto emotivo.

I colori, rossi e gialli che urtano e si mischiano a neri, bleu profondi e viola notturni, sono l’espressione e il prolungamento dei corpi appena descritti e sono il grido di ribellione degli artisti di questa corrente.

D’altra parte era una loro necessità contestare con asprezza la soffocante, statica e mediocre borghesia imprenditoriale  e l’autoritario mondo accademico titolare della cultura.

Perciò la violenza e la durezza  delle opere deve essere letta anche come ribellione ad una società oppressiva.

A questo proposito è a mio avviso magnifica la rappresentazione che Grosz da di questa società nell’opera intitolata “La classe dirigente“, in cui attraverso il corpo e l’aspetto dei protagonisti, si evidenzia la loro supponenza e il  loro narcisismo.

Si tratta di figure dipinte in posizione verticale dove vengono accentuati i tratti muscolari e ossei che mostrano emozioni che oserei definire “ mesodermiche “.

Perciò l’idea dell’artista viene espressa col vissuto corporeo dei personaggi. Egli pensa ed esprime la propria idea attraverso il loro corpo.Mostra per mezzo delle immagini l’alienazione di quella società in cui il distacco dell’uomo dal proprio io lo porta verso i suoi fini egoistici e deliranti.

 

Lutto,malattia,angoscia,sofferenza, rappresentati con una visuale che ne deforma la prospettiva e ne accentua l’intensità, sono i temi che impegnano molti artisti e sono i temi che impegnano i terapeuti nelle cure.

Artisti che esprimono attraverso l’alterazione dell’immagine corporea i malesseri appena dichiarati e quindi le emozioni, sono certamente gli espressionisti e terapeuti che  attraverso un significativo lavoro corporeo pongono le basi per una cura “ olistica “ sono i biosistemici ed anche altri.

Per loro il nucleo di ogni evento emozionale scaturisce dall’incontro mente - vissuto corporeo  e vi partecipano quindi le sensazioni, i pensieri, le azioni.

 

Ansia e malattia sono temi della letteratura e dell’arte e Munch è senza dubbio colui che più di ogni altro ha saputo dare volto alla psiche moderna e il suo linguaggio è infatti sempre rivolto a ritrarre una condizione psichica. Forse è diventato pittore proprio per dipingere l’agonia della giovane sorella morta poi di tubercolosi.

Ne ha dipinte cinque versioni, una ogni dieci anni e così ha fatto con molti altri soggetti e anche con se stesso.

Vi è la ricerca di una catarsi che sciolga i nodi della memoria. Il corpo può contenere dolore o un passato doloroso e porta comunque i segni delle nostre relazioni. Reich lo definiva infatti

“contenitore di ricordi“ e Munch affermava “resto solo con milioni di ricordi che sono milioni di pugnali che mi lacerano il cuore“.

In lui l’espressione dei volti e la postura dei corpi esprimono sempre stati d’animo. Nei dipinti della sorella malata le figure sono prevalentemente bloccate e ipotoniche e mostrano tensione a livello vegetativo, viscerale.

E poi ancora, oltre alla memoria del corpo, cosa avvicina la biosistemica all’arte di Munch?

Ce lo dice lui stesso: “non possiamo più dipingere interni con uomini che leggono e donne che lavorano a maglia, dipingeremo esseri viventi che respirano e sentono, soffrono e amano, bisogna che la carne prenda forma e che i colori vivano“.

Che il corpo prenda forma dunque, che sia liberato e soprattutto che le emozioni vengano liberate dalla gabbia che le trattiene.

E questo avviene nel famosissimo “Grido“ in cui la creatura, ne uomo, ne donna, è semplicemente l’essere ridotto alla sua essenza. Un grido che si propaga all’intorno fino a deformare in onde sonore il paesaggio. Questo grido di angoscia, di paura, di morte o di nascita è l’espressionismo,
è l’urlo che fa svanire il senso di spersonalizzazione.

E’ancora più semplice comprendere questo se osserviamo “la vite rossa“, in cui la casa insanguinata dal rosso del rampicante, è la rappresentazione della gabbia della colpa e le sue pareti circoscrivono un destino che annulla la libertà dell’individuo.

 

L’espressionismo è l’arte che invoca, attraverso le sue figure, lo spirito.

La Psicoterapia psico-corporea è una terapia che porta ad esprimersi, oserei dire che si tratta di una “terapia espressionista”.

 

“Ci sono sofferenze che scavano nella persona come i buchi di un flauto e la voce ne esce melodiosa“  (Vitaliano Brancati )

 

Gian Piero Pedretti - 2004